Spazi liquidi

Spazi liquidi

L’agorà greca, il foro romano, le piazze, i grandi viali, i moderni snodi cittadini sono da sempre lo spazio delle relazioni, degli incontri, delle manifestazioni. Sono i luoghi che definiscono lo spazio pubblico destinato alla comunità e alla socializzazione. Sono i luoghi nevralgici delle città, animati e vitali se facilitano il mescolarsi, l’integrazione, le opportunità di incontro e, insieme, di conflitto. Negli ultimi decenni, grazie all’innovazione digitale, sono diventati liquidi ed immateriali, telematici e mediatici, non più solo luoghi di coesione sociale, ma anche di protagonismo personale e di esibizione. Lo spazio privato, invece, è quello intimo, nascosto, riservato a pochi selezionati.
Poi irrompe un evento inatteso come la pandemia da Covid-19 e gli spazi ridefiniscono le loro funzioni, si rimodellano aprendosi/chiudendosi all’uso collettivo.
Ed ecco che tramite uno schermo, si offre pubblicamente uno spaccato del nostro privato che diventa un luogo di lavoro, di performance, di discussione, mentre gli spazi pubblici si desertificano, si chiudono. Come cambia quindi l’organizzazione dello spazio pubblico per consentire anche la dimensione collettiva del vivere sociale? E come lo spazio privato per rispondere alle esigenze di apertura a sguardi estranei? E se lo spazio pubblico delle grandi città rischia di trasformarsi in “non luoghi” solo da attraversare, ma non da vivere, perché non privilegiare i piccoli borghi oppure organizzare le città come insieme di piccoli borghi così da recuperare anche il rapporto con la natura, elemento cruciale per la vita sul nostro pianeta?

  • 8-9 Ottobre E 19 Novembre Online

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