Sono bastati 90 giorni e un tam tam serrato su Facebook per raccogliere una cifra da record per salvare l’ultimo mulino a pietra della Calabria. L’ideatore della campagna di crowdfunding è Stefani Caccavari, 26 anni, studente in Economia Aziendale, già ideatore di un bellissimo progetto di recupero di un’area destinata ad un’oasi ecologica dal titolo “Orto di Famiglia”.
101 sono le persone che hanno risposto all’appello in rete e che hanno permesso di raccogliere oltre 500 mila euro, un plafond mai raggiunto in agricoltura, per dare il via al progetto Mulinum, un grande mulino che trasformi i grani antichi della Calabria.

“È allo studio una piattaforma per trasformare i consumatori in mugnai 2.0, che per ora possono testare la farina bio, macinata a pietra, acquistando piccoli kit da 20 kg, ma che presto potranno direttamente richiedere la mulinum card: 250 euro da spendere in farina e prodotti da forno consegnati a domicilio.
Nel frattempo sui 7 ettari di terreno in località Torre del Duca (provincia?!) iniziano i lavori per la più completa filiera del grano naturale: quattro macine di pietra (due dell’800, marchio “La Ferté”), due forni per produrre pani tradizionali e una pizzeria biologica. Tutte le strutture saranno realizzate in bioedilizia e alimentate con energia rinnovabile. Molto più di un mulino bianco.
Già fervono i preparativi per la festa del grano a luglio. Sarà una trebbiatura social: appuntamenti e indicazioni sul web.”(Via Food24)

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“Senatore cappelli, rubeum (grano tenero rosso) e iermano (segale): queste le tipologie di grani antichi, oltre al farro, coltivati al Mulinum. La previsione è quella di realizzare un raccolto di 3.500 quintali,. Il progetto attira grandi nomi: a Roma il panificatore Gabriele Bonci di Pizzarium sta mettendo a punto la ricetta tradizionale del “bruniettu”, il pane di San Floro. Il professore Franco Berrino (di che Università?) è pronto a collaborare per la costituzione di un comitato scientifico interno a Mulinum: «Questa iniziativa – scrive Berrino all’ideatore del progetto – è una boccata d’aria fresca. Molto bene macinare a pietra grani antichi. Ti do una mano».
Anche l’Università di Catanzaro ha abbracciato il progetto.”(Via Food24)

La bellezza di questo progetto, insieme all’entusiasmo e all’energia di Stefano Caccavari sono modelli di best practices che contagiano e ci fanno capire che sempre più la nostra realtà può contare sull’innovazione per promuovere la storia e rafforzare la tradizione.
Si tratta sicuramente di un nuovo modo di pensare al futuro partendo dal basso e mettendo in pratica i principi di un’economia della condivisione.