Il 30 aprile del 1986 l’Italia per la prima volta, quarta in Europa, si è connessa ad Internet: il segnale, partito dal Centro universitario per il calcolo elettronico (CNUCE) di Pisa, è arrivato alla stazione di Roaring Creek, in Pennsylvania.

Sono passati 30 anni  e oggi in tutta Italia centinaia di eventi celebreranno quell’evento e quei pionieri che, con il loro progetto sperimentale, hanno portato internet per la prima volta in Italia.

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Un calendario fitto che copre l’intera penisola e che vede coinvolti tutti, dalle scuole alle istituzioni alle associazioni e i professionisti e che si chiuderà alle 20 su Rai5 con la proiezione di Login, il giorno in cui l’Italia scoprì internet, documentario prodotto da RaiCultura, firmato da Riccardo Luna e Alice Tomassini.

Quale bilancio possiamo tracciare 30 anni dopo quella prima connessione?

Secondo un rapporto dell’Ocse, nel 2013 l’economia digitale ha rappresentato il 2,54% dell’occupazione totale in Italia, e il 3,72% del valore aggiunto generato dall’intero sistema economico.
Il primo dato è sostanzialmente in linea con la media Ocse (2,85%), e stabile rispetto agli anni prima della crisi (2,47% dell’occupazione totale nel 2007) e ai primi anni Duemila (2,52% nel 2000). Il secondo dato, invece, è nettamente inferiore alla media Ocse (5,5%) e ha registrato un progressivo calo sugli ultimi quindici anni (4,2% del valore aggiunto totale nel 2000, 4,13% nel 2007).

Sempre secondo l’Ocse, in Italia nel 2014 la percentuale di utilizzo di internet nella fascia d’età 16-24 anni è del 90,5%, e in quella 65-74 anni del 21,1%. L’Italia si colloca quindi al sesto posto tra i Paesi membri dell’Ocse per ampiezza del “gap generazionale” nell’uso del web, con 69,4 punti percentuali, 13,8 in più della media. I divari generazionali più ampi sono registrati in Grecia (83,8 punti percentuali) e Portogallo (75,7), i più bassi in Danimarca (15) e Islanda (10,5).

Sempre nel 2014, In Italia le persone con una connessione internet a banda larga via rete fissa sono 22,5 su 100, in gran parte con connessioni Dsl (21,5 su 100). Restava invece ancora molto limitato il numero di di connessioni alla fibra ottica (0,7 su 100, ovvero circa il 3% delle connessioni ‘wired’ alla banda larga), nonostante una crescita di oltre il 36% tra il 2012 e il 2016. La velocità di scaricamento media pubblicizzata di queste connessioni è di 20 Mbit/secondo, quella effettiva, secondo le stime di alcuni laboratori specializzati, oscilla tra i 5,2 e i 75 Mbt/secondo. Sono invece 66,8 su 100 le persone che hanno una connessione a Internet wireless, con una netta predominanza delle connessioni standard (55,2 su 100) e una quantità inferiore di connessioni dati dedicate (10,8).

Insomma, resta molto lavoro da fare, ma è indubbio che internet rappresenti uno straordinario strumento che ha radicalmente modificato ogni aspetto della nostra vita. Come socializziamo e manteniamo contatto con i nostri amici.

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Come lavoriamo.

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Come decidiamo cosa comprare, come lo compriamo e, beh sì, anche quando.

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Internet ha cambiato il modo in cui riceviamo le notizie e ci ha trasformati in produttori di notizie, abolendo la secolare separazione tra editori e lettori e rendendoci tutti potenzialmente fonte di informazioni. Si è modificato il modo in cui interagiamo con i politici e con coloro che ci rappresentano e il modo in cui noi stessi partecipiamo alla vita della nostra comunità. Da quando possiamo condividere le nostre opinioni online e discuterne con i nostri amici e conoscenti la partecipazione politica ha subito profondi mutamenti.

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Insomma, viva internet che ci permette di comunicare istantaneamente con chiunque nel mondo!